sabato, 29 ottobre 2005

Il cofanetto di RaiOt, dvd e libro. Compratelo.
Non fa ridere. Le risate sono poche e nervose; raramente liberatorie.
Non starete meglio dopo averlo visto. Anzi, sentirete come un peso sullo stomaco; una roba indigesta di cui non riuscirete a liberarvi facilmente.
Però compratelo lo stesso; soprattutto se avete già acquistato il decoder digitale terrestre e la tesserina mediaset ricaricabile. È dedicato proprio a voi, ve lo siete meritato.
E se invece non vi è rimasto un euro bucato (capita anche questo, lo so) dopo l'acquisto del decoder, sfruttate le potenzialità democratiche e pluraliste del web: iniziate da qui.
   Ma quando vi trovate due soldi in tasca, comprate il cofanetto. E' un modo per purificare il vostro karma, una pena dantesca per contrappasso.
   E' per il vostro bene: fatelo.

Mitilene è passata di qui alle 10:40


venerdì, 28 ottobre 2005

Alice è tornata dalle vacanze pagate da noi, in ritardo di un giorno rispetto alle previsioni e dopo ben quattro giorni di latitanza. Abbiamo tempestato la Telecom di telefonate, con esiti talvolta kafkiani.
   Tanto per cominciare, lo spot pubblicitario iniziale (che dura un minutino buono e non si può interrompere in nessun modo), poi la promessa che l’operatore risponderà entro quattro minuti ed infine la constatazione che: «Effettivamente le linee al momento sono intasate. Abbiamo ragione di credere che risponderà il primo operatore libero.»
Beh, anche io ho ragione di crederlo; tutti noi utenti abbiamo ragione di crederlo, è per questo che telefoniamo.
   Nella convinzione che prima o poi qualcuno ci risponda. Ovvio, no?
   Sentirselo dire a mo’ di rassicurazione, sortisce invece un effetto inquietante.
Ad ogni modo, l’operatore risponde, dice di attendere in linea e poi chiude.
Allora ritentiamo; solita trafila e seconda operatrice, che si scusa e ci invita a richiamare fra un’oretta perché anche loro hanno problemi al terminale.
Terza telefonata, terza trafila, terza operatrice; questa suggerisce che forse potrebbe essere colpa del cordless che crea disturbo. Il cordless c’è sempre stato, rispondo io, e la connessione funzionava benissimo fino a martedì.
«Sì, ma alle volte può essere, non si sa mai, provi a staccare il cordless dalla presa così sarà proprio sicura che sia un guasto della linea».
«Guardi che è un guasto della linea, me lo hanno confermato i suoi colleghi martedì scorso, quando ho chiamato la prima volta».
«Sì, capisco, ma lei provi lo stesso».
«Io provo, ma nel frattempo?»
«Nel frattempo segnaleremo ai tecnici il guasto e loro entro due o tre giorni interverranno», risponde l’operatrice.
«Ma lo hanno già segnalato martedì; avrebbero dovuto ripristinare il tutto oggi».
«Sì, ma io posso solo inoltrare nuovamente la richiesta».
«Però il canone lo pago lo stesso, anche nei giorni in cui non posso connettermi», protesto.
«Non c’è problema, le detrarranno il periodo di disservizio. Chiami quelli del settore commerciale, il centottantasette-uno». Almeno, una notizia utile.
Chiamo il 187-1 e risponde un tizio che deve davvero attraversare un brutto momento. Gli espongo il caso e lui ruggisce minaccioso: «Ah, non mi dica! Che io certa gente qui l’ammazzerei! Vabbè, lasci stare; io adesso inoltro di nuovo la segnalazione ai tecnici e vedranno loro cosa fare».
«L’hanno già inoltrata martedì e pure poco fa, questa segnalazione benedetta», gli ripeto.
«Davvero? Ma allora si faccia rimborsare i giorni di disservizio!»
«Ecco, appunto quello che volevo sapere; qual è la procedura per chiedere il rimborso?»
«Ah, ma non sono mica io che me ne occupo: chiami il centottantasette-zero, che è il settore commerciale e le spiegheranno tutto».
«Come, non è questo il commerciale? Mi han detto centottantasette-uno…»
«No, no: centottantasette-zero, dal menu principale. Chiami e chieda del rimborso».
Rifaccio il 187, ascolto tutta la tiritera ma nel menu principale l’opzione “zero” non è contemplata.
Neanche a dirlo.
Provare per credere.
Già che c’ero, ho premuto lo zero comunque.
   Dava libero per un pò, poi è caduta la linea.

Mitilene è passata di qui alle 21:30


giovedì, 27 ottobre 2005

Cito a memoria da La Repubblica di ieri, leggiucchiata buttando l’occhio sulla copia del collega seduto accanto durante il collegio docenti, perché Alice è in vacanza (pagata da noi, che la connessione sarà ripristinata giovedì, mi ha detto la Telecom, ma nemmeno se lo sognano di detrarci ‘sti tre giorni dal canone) e non posso connettermi da casa e verificare.
Pare che agli studenti in protesta davanti Montecitorio contro la Riforma Moratti, Ignazio La Russa abbia rivolto il gesto di chi porta le mani all’inguine, evidenziando con chiaro intento i propri genitali. Sul dito medio in su della sorridente onorevole invece non c’è alcun dubbio, essendo la foto che la immortala pubblicata in ogni dove. Del resto, Einstein che fa la linguaccia è un classico, ma lui era un genio; più in basso si fa quel che si può, e pazienza.
Certo che adesso la collega di diritto non potrà più lamentarsi.
   Lei, notoriamente berlusconiana, si offende e scandalizza tutte le volte in cui a sentirla parlare di Forza Italia, il mio alunno disabile si lascia scappare il gesto dell’ombrello. Così, tranquillo, esplicito.
Lei cita il caso di questo nuovo partito nato dal nulla, e lui zàc!
Lei spiega che il leader di questo nuovo partito si chiama Silvio Berlusconi, e lui zàc!
Poi lei guarda me in cagnesco, io faccio spallucce e lui ridacchia. Non gliel’ho insegnato io, giuro; ma tant’è. Va in automatico. Ogni tanto facciamo qualche esperimento: ci avviciniamo quatti quatti alle sue spalle, gli mormoriamo all’orecchio “Silvio”, e lui zàc!
Poi dicono che la scuola è lo zoccolo duro della sinistra; ma c’è una cosa che molti non sanno ed io stessa ho scoperto stamattina. La collega di diritto, che è l’unica berlusconiana in tutta la succursale, indovinate un po’: proprio lei, sì, proprio lei è la nostra rappresentante sindacale.
L’abbiamo eletta noi, forse, credo. Magari in uno dei precedenti collegi, può essere. Dev’essere andata così; che io stavo leggendo il giornale del vicino, il vicino anche e quello seduto dall’altro lato del vicino pure. Gli altri, c’è chi correggeva i compiti, chi preparava la lezione, chi riempiva un cruciverba. Insomma, sarà che questa qui si è presentata, ha esposto le sue opinioni facendo riferimento a Forza Italia e a noi tutti ci è scappato il gesto dell’ombrello. Scambiato, temo, per votazione ad alzata di mano.
Non immagino altra spiegazione.

Mitilene è passata di qui alle 08:33


sabato, 22 ottobre 2005

Genitori di figli diversabili che quest’anno state assistendo al tracollo del sistema di integrazione scolastica e venite da noi insegnanti di sostegno uno alla volta, ogni santo giorno a chiederci come mai i vostri figli (che necessitano di assistenza continua) hanno solo sei ore settimanali di sostegno delle tredici che avevano l’anno precedente; e com'è che quegli altri che fino all’anno scorso hanno seguito proficuamente il programma scolastico normale con nove ore di sostegno, adesso si ritrovano seguiti per solo quattro ore e mezzo alla settimana e non capiscono un benemerito di che cosa si sta facendo in classe. Ebbene voi genitori venite da noi, ma noi che vi possiamo dire?
Che avete ragione. Tuttavia così è, e noi non ci possiamo fare niente.
Allora accogliete il nostro invito ad andare a parlare col preside, e ci andate; uno alla volta, annunciandovi con una cortese telefonata.
Il preside (non appena potrà ricevervi, assillato com’è da uguali richieste di appuntamento) vi dirà che avete ragione a lamentarvi, ma non è lui che stabilisce il numero di cattedre in organico. Potrebbe al più richiedere una maggior presenza degli educatori. Tuttavia, gli educatori vanno pagati e i soldi non bastano, ma la Provincia e la Regione concedono sempre meno fondi.
Quindi vi indirizzerà presso il CSA, dove il responsabile della sezione Handicap –previo appuntamento e lunga anticamera- vi riconoscerà nuovamente tutte le ragioni. Tuttavia non mancherà di illustrarvi come e quanto la spesa per il sociale abbia subito tagli drastici, i vincoli del Ministero siano diventati più pressanti e l’organico già insufficiente subirà una ulteriore riduzione nel futuro immediato.
E voi ve ne tornerete a casa rassegnati e amareggiati, salvo poi scoprire per puro caso che nello stesso istituto frequentato dai vostri figli c’è un unico ragazzino che di ore di sostegno ne ha 18. La sua bella cattedra piena, come gli spetta di diritto. Lo scoprirete davvero per caso, perché il CSA non ne ha fatto menzione, il preside nemmeno e il referente scolastico per l’integrazione ha insabbiato la notizia anche presso i colleghi delle succursali. E i genitori di questo ragazzino tengono per sé il loro privilegio senza divulgarlo in giro.
Volete sapere come hanno fatto i genitori di questo ragazzo ad ottenere le diciotto ore? Ecco qui; niente trucco, niente inganno. Hanno fatto come questi altri genitori; hanno preso il loro bravo avvocato, hanno mobilitato le associazioni di famiglie con figli diversabili, hanno fatto sentire la loro voce. E funziona; almeno, nel caso citato delle famiglie sarde ha funzionato e non c’è motivo per cui il successo non si ripeta altrove.
Quindi andate, fate. Ma tutti insieme. Incontrate gli altri genitori, recatevi in presidenza, minacciate di ritirare i vostri figli in blocco (la presenza di un soggetto con handicap permette la formazione di classi meno numerose, quindi assicura un maggior numero di cattedre a tutti i docenti curriculari e un aumento di iscrizioni con relativo pagamento di tasse), mettete tutto in mano al vostro avvocato, presentate un esposto al CSA e ricorrete a vie legali. Tutti, in massa, in tutta Italia.
Perchè un paese in cui il Ministero dell’Istruzione procede contro cinque allievi diversabili e al Tribunale regionale tocca difenderli in modo perentorio, è un paese molto triste.
  
E noi singoli insegnanti di sostegno non possiamo farci nulla; solo informarvi dei vostri diritti. Ma voi fateli valere, che diamine!

Mitilene è passata di qui alle 13:09


martedì, 18 ottobre 2005

   Sempre in tema di didattica, le statistiche aggiornate sostengono che nelle classi con alunni stranieri il rendimento medio è più basso: lo dice un articolo su Tecnica della Scuola.
   Ovviamente.
   Perché a causa degli stranieri bisogna rallentare il programma.
   Perché se rallentiamo il programma, gli allievi nostrani che sono tanto svegli si annoiano.
   Perché questi chissà da dove vengono, non sanno comportarsi a modo e creano scompiglio in aula.
   Ovviamente, certo.
   Inutile negare che «Tutti gli alunni vanno un po’ peggio se in classe vi sono alunni stranieri»; però secondo la mia esperienza il problema spesso sta nel confronto con loro, non nella loro presenza.
   Una delle nostre allieve eccellenti è un’ucraina dal nome intrascrivibile e la media dell’otto abbondante per il terzo anno consecutivo. E non è l’unica straniera ad emergere.
   Due anni fa ho fatto una breve supplenza, durante la quale ho somministrato le verifiche che la collega supplita mi aveva lasciato. Su tre classi, due terze e una quarta, il compito migliore (sia per la forma, sia per il contenuto) lo ha svolto una ragazzina albanese, arrivata in Italia da sette mesi.
   Gli altri, facevi fatica a credere che fossero scritti da cittadini italiani di quasi diciotto anni, scolarizzati.
   Un’allieva rumena mi dice sempre delle crasse risate che si fanno al paese suo, quando racconta ai parenti com’è la scuola qui.
   «Loro non credono vero cuesto» e indica tutto attorno: «Io programa matematica già tuto fato. Cuesto noi già fato da picoli: cuesto tuto ripaso per me, io solo ripaso fin ora. Prozoresa io domani porto miei quaderni di Romania, facio vedere; c’è programa fino di ano prosimo, già fato. Io mi noio. Io vorei studiare ingenieria, ma cosa vado a racontare in universita, che qui non si fa nula!»
   Io ci provo a difendere l’orgoglio della categoria e anche della nazione, ma datemi atto che è dura.
   «Cuì si perde tropo tempo, scuola italiana non è seria» conclude lei, scuotendo la testa.
  
E si vede che le dispiace un po’ per noi.

Mitilene è passata di qui alle 18:34


domenica, 16 ottobre 2005

«Gli organici dei docenti resteranno bloccati fino al 2010. Dopo di che, gli insegnanti che risulteranno in esubero, per effetto della riduzione del numero delle ore di lezione previste dalla riforma, saranno avviati ai corsi di riconversione professionale. Se anche dopo i corsi non sarà possibile ricollocarli, saranno inseriti nelle liste di disponibilità per due anni a stipendio ridotto e poi saranno licenziati. La riforma partirà da settembre del 2006».
(Il testo integrale si trova qui, i motivi del dissenso sono riassunti qua. La fregatura, invece, è visibile ovunque).

Mitilene è passata di qui alle 09:49


venerdì, 14 ottobre 2005

In Coscine di pollo1 una ambiziosa pittrice in cerca di celebrità spiega al marito, operaio saldatore e sempliciotto, che l’arte è creare qualcosa che non esiste ma che vorresti esistesse.
   Alla fine sarà il marito sempliciotto a diventare un artista di fama mondiale (lei, invece, nisba); per cui, nel dubbio, ci provo anch’io.
   Il fotoritocco non è per niente mestiere mio, ma mi diverte l’idea… 

   1Tom Robbins, Ed. Baldini e Castoldi. Assolutamente da leggere, per molte ragioni e per non dimenticare che tutti abbiamo soggiornato nella stanza con la carta da parati di mamma lupa.

Mitilene è passata di qui alle 14:11


domenica, 09 ottobre 2005

   Fino ad un paio di anni fa, in tempi non ancora sospetti di olimpiade, in questa città c’era un adeguato numero di rotonde stradali, coincidenti con piazze e slarghi dove, insomma, era necessario e inevitabile girare intorno a qualcosa che fosse il monumento al centro, l’area verde o il sottopasso.
   Poi, ecco sorgere la prima rotonda, dove prima c’era un comodissimo incrocio con semaforo. Semaforo rosso, stavi fermo; semaforo verde, passavi sicuro che stessero fermi gli altri. Una roba geometrica e razionale, in linea con la griglia urbana a corsi paralleli che, però, evidentemente andava rivista e corretta. Con una rotonda.
   Al centro della quale l’ultima volta campeggiava un’aiuola con un enorme paio di pattini da ghiaccio fioriti.
  Per arrivare alla rotonda, bisogna percorrere un lungo vialone a tre corsie e due carreggiate, coi suoi bravi semafori ad ogni incrocio notevole.
   Anche lì, si è pensato bene di mettere una rotondina piccola; robetta di poco conto, circondata da quegli orrendi cosi rossi e bianchi in plastica che delimitano i cantieri stradali. Una rotonda in mezzo alle due carreggiate di un vialone.
   Invece nel Corso che conduce ad una delle sedi olimpiche ci stava giusto bene una rotondona enorme, all’altezza della zona ospedali; adesso devi fare il giro largo anche per andare dritto.
   Cambiando quartiere, in una grande piazza c’è stata per poco tempo una rotonda nuova; l’hanno tolta poco dopo, per tornare alle vecchie corsie a svolta obbligata con semaforo.
   La prima volta che sono passata da lì in versione rotonda, non sapendo, mi son tenuta a sinistra per svoltare e invece avrei dovuto mettermi a destra per percorrere la rotonda dal lato esterno e girare alla mia traversa senza tagliare la strada a nessuno.
   Abbiamo cristonato un po’ tutti, ma ce l’ho fatta.
   (Sì signora, ero io: a lei non capita mai di sbagliare? E la prossima volta lo dica a sua sorella.)
   La seconda volta mi sono tenuta a destra e ho scoperto con raccapriccio che la rotonda provvisoria non c’era più e il flusso di macchine mi impediva di riposizionarmi sulla corsia sinistra.
   (Sì, signora, ero io anche ‘stavolta: e la buonanima di mia madre la cui virtù lei mette in dubbio, nemmeno ce l’aveva, la patente.)
   Ma non è tutto. Andando fuori città, sulla strada per la mia scuola, ci sono almeno tre, quattro nuove rotonde.
   Alcune nella zona industrale ci stanno pure; vialoni larghi, traffico sostenuto nelle ore di punta ma non abbastanza da giustificare l’attesa al semaforo.
   Però quelle che stanno all’inizio del primo paese proprio non le capisco; un incrocio minuscolo, talmente piccolo che bisogna salire sul marciapiede della rotonda, perché se no non c’è spazio per fare la curva. E nemmeno trecento metri più in là, un’altra rotonda piccolina.
   Dev’essere una roba cronica.
   Di recente sono andata a trovare un’amica che abita in provincia. Anche lì, tutto un fiorire di nuove rotonde, di recentissima fattura.
   Sarà che hanno ricevuto dei fondi per il riassetto urbano in vista delle Olimpiadi, ipotizzava lei; dovendo dare lavoro ai disoccupati che protestano e non sapendo cosa fargli fare, mettono in piedi rotonde su rotonde.
   Anche questa è una teoria.

Mitilene è passata di qui alle 20:16


venerdì, 07 ottobre 2005

   Tempi di quando andavo in prima superiore e si iniziava a studiare latino, con tutta la sua dannazione di declinazioni e sintassi.
   Era più o meno un pomeriggio piovoso come questi e si stava a casa della mia compagna preferita a costruire frasi sgangherate su fanciulle danzanti ed eroi pugnaci.
   Ricordo che in pausa merenda (quasi certamente c’era la cioccolata calda coi biscotti, un must stagionale), ho lanciato la grammatica sul letto e stiracchiandomi la schiena mi sono chiesta come facessero gli antichi a dirsi le cose, con tutte ‘ste complicazioni di mezzo.
   Parlavano poco, ha risposto la mia compagna con una alzata di spalle; per questo erano saggi.
 
Oggi durante l’intervallo, ma parecchio tardi sulla tempistica opportuna, ho capito che avrei dovuto riflettere di più sugli insegnamenti scolastici.
   E che Quintiliano, pace all’anima sua, almeno lui poteva dire cosa gli passava per la testa; tanto non lo capiva nessuno.
   Io e la mia prosa elementare, invece, faremmo meglio a starcene zitte.

Mitilene è passata di qui alle 15:56


mercoledì, 05 ottobre 2005

   L'autority interviene; la pubblicità per Ra-Re, curata da Oliviero Toscani fa scandalo per "l'ostentazione volgare e provocatoria di situazioni legate all'intimità sessuale".
  
Nessuno risparmia polemiche in merito; il movimento gay protesta contro la censura e il bigottismo, il Moige invece applaude e si dichiara soddisfatto.
   In quanto a me, giacchè chiedono cosa ne penso, se proprio devo dire il vero mi sono resa conto che si tratta di un marchio di vestiti solo dopo aver letto gli articoli di protesta. Prima pensavo che fosse una pubblicità per divani.
   Se il target di riferimento delle aziende di abbigliamento e assicurazioni è l'italiano medio, io a che categoria appartengo?
   Possibile che l'unico spot che abbia avuto effetti (nefasti) su di me sia quello idiota dell' 892, e gli altri nemmeno li capisco?
   No, dico; qui c'è seriamente da preoccuparmi...

 

 

Mitilene è passata di qui alle 22:02


mercoledì, 05 ottobre 2005

   Da un po’ su una nota radio imperversa lo spot di una altrettanto nota agenzia assicurativa, che ritrae i signori promotori finanziari nella loro quotidianità domestica.
   Il primo mentre, drastico e allarmato, porge il braccio saldo alla moglie e la invita a scendere con prudenza, gradino dopo gradino, dalla scala su cui era salita per cambiare una lampadina; il secondo intento a declinare alla moglie santa e martire l’intera check list delle precauzioni prese (chiudere il gas, l’acqua, staccare la corrente, sprangare la porta, lasciare il numero al portinaio) prima di andare al cinema.
   In ultimo, l’altra sera, il nostro promotore di turno era impegnato nel riconoscere al videocitofono l’amico Carlo che porta le pizze, obbligandolo a sottoporsi alla solita manfrina (profilo destro, sinistro, girati, ora di fronte, le impronte digitali).
   Tanto per dire, qui pioveva e magari pure il povero Carlo sarà rimasto fuori dal portone, bagnato fradicio e con le pizze in mano.
   Lo slogan garantisce che dei promotori della tale agenzia possiamo fidarci, perché loro non amano il rischio.
   Può darsi; a me ‘sti tizi sembrano mezzo scemi e un filo nevrotici. 
   E' di fronte a cose di questo tipo che mi chiedo: ma la pubblicità funziona davvero?

Mitilene è passata di qui alle 14:54


lunedì, 03 ottobre 2005

   Nel discorso al Sinodo dei vescovi, il Papa insiste sul concetto: «Quando Dio viene bandito dalla vita pubblica non c'è "tolleranza", ma "ipocrisia"». Farfintadiesseresani invita giustamente, prima di lanciarsi in commenti, a riflettere sul senso della parola "ipocrisia".
   E io, dizionario etimologico alla mano, vado a trarre le mie riflessioni:
   Dunque, chi bandisce la fede (cattolica) dalla vita pubblica, equiparando di fatto tutte le altre fedi di fronte allo Stato, è intollerante e pure ipocrita. Cos'è, il mondo al contrario?!
  Mi ricorda tanto un mio professore di psicologia sociale, che ci teneva tanto ad essere originale e sopra le righe. All'esame chiedeva sempre la definizione di "utopia" e ti costringeva a ripeterla più volte in tutte le salse, mai contento.
   Tu ti arrotolavi intorno a tutti i sinonimi, esempi e similitudini di cui eri capace, e lui niente; scuoteva la testolina, deluso: "Non ci siamo, non ci siamo".
   Dopo una decina di minuti di questa solfa, quando infine ti vedeva squagliarti di sudore e disperazione, interveniva lui in tono didascalico: "Utopia è tutto ciò che si può realizzare!" diceva, e mentre lo diceva aveva quasi un'espressione ieratica.
   Tu però ti beccavi un voto indegno, le risatine e la frustrazione di scontrarti con la stupidità del potere.

   

Mitilene è passata di qui alle 12:25

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sabato, 01 ottobre 2005

   In merito alla nuova Finanziaria, il Presidente del Consiglio assicura che trattasi di «Una manovra responsabile e non elettorale».
   Mi pareva, infatti, che le due cose fossero piuttosto incompatibili...

Mitilene è passata di qui alle 08:32

 
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