domenica, 20 aprile 2008

   "In particolare prevale la tolleranza verso comportamenti definiti da maschiaccio -che non sembrano paventare scenari di incipiente lesbismo- mentre paiono da esorcizzare immediatamente quelli da femminuccia. Per quanto il travestitismo sia assai apprezzato nel campo dello spettacolo e come momento di espressione ludica (suscita più ilarità il maschio che si veste da donna e non vicecersa), resta tuttavia il grande timore di avere un figlio omosessuale o addirittura quello di esserlo o semplicemente di sembrarlo" (G.Bai, Immagini della società, Ed. Simone, pag.348).
   Visto che siamo in campagna adozione libri, che ne dite di indire una riunione di dipartimento virtuale per scegliere con oculatezza?
   Senza dimenticare il manuale di Crepet, naturalmente.

Mitilene è passata di qui alle 18:10


giovedì, 17 aprile 2008

    Appena scesa dall'aereo, mentre cercavo di tenermi salda agli appligli del bus navetta con una mano sola, reggendo con l'altra il libro di Odifreddi (1), un tizio accanto a me si complimenta: "Bel libro -dice- ma non è un testo serio, è solo irriverente."
   Gli do ragione su questo: Odifreddi non è un filologo e nemmeno un teologo, per cui la sua trattazione difetta di rigore, ma offre alcuni spunti interessanti per approfondire le ricerche.
    Il tizio mi guarda con aria di sufficienza: "Fai bene, meglio leggere questo che vedere il Grande Fratello. Comunque quel libro non ha alcun rigore teologico"
    Non fosse stato per l'aria supponente, avrei lasciato correre; ma che mi si ponga un gradinetto più su degli appassionati dei reality, proprio non mi da pace. Ricapitolo velocemente due o tre cosette che mi ha spiegato questo simpatico studioso a proposito delle teologie femministe e della liberazione e poi gli chiedo: "Ma in ultima analisi, rispetto a cosa dovrebbe essere rigorosa una teologia? Da un punto di vista laico, intendo."
    Il resto è un imbarazzato silenzio.

    Dalla notaio, l'agente immobiliare mi corre incontro festoso: "Ah, ha visto che finalmente questo governo è caduto? Non se ne poteva più!"
    Inarco il sopraciglio e taccio. Lui (che in un pomeriggio ha incassato tremila euro da me e tremila dai compratori) mi spiega benevolmente che con queste nuove leggi del vecchio governo adesso bisogna registrare tutto: anche le proposte di acquisto e perfino quelle di affitto.
    Io guadagno milletrecento euro al mese, al netto di tutte le tasse e controtasse che lo Stato trattiene automaticamente. Lui continua: "Ma s'immagina, signora, che adesso io devo dichiarare tutto quello che incasso, pure se sono due e trecento euro li devo dichiarare!"
    E il bello è che si aspettava da me una qual certa solidarietà; lo ha detto con spontanea freschezza, un'ingenuità commovente. Mi è parso gentile da parte mia renderlo edotto sul fatto che se i liberi professionisti evadono le tasse, poi le raddoppiano a noi statali.
    La notaio, per mettere il carico da undici, a richiesta di sconto ha tenuto a precisare che lei è già costretta ad applicare le miserevoli tariffe standard per il servizio prestato allo Stato e non può richiedere lauti compensi da libero professionista.
    Per dire, per un atto di compravendita scritto dalla segretaria e da lei benignamente letto e firmato, ha intascato ottocento euro.
    Dichiarati e tassati, certo, e vorrei vedere; ottocento euro per un'ora e un quarto di lavoro e ancora si lamenta. Avrei voluto vederla, col suo tailleurino, a protestare in piazza contro la legge sugli studi di settore.   

   Ho sempre di più il dubbio che le norme antiterrorismo non esistano in realtà; sono solo una coreografia per tenerci col fiato sospeso. 
   L'altra volta era il burrocacao; oggi fra i numerosi e variegati articoli proibiti contenuti nel mio bagaglio a mano (acqua minerale, dentifricio, docciashampoo, tagliaunghie con limetta, profumo), mi è stato imposto di buttar via la bottiglietta d'acqua.
    Va bene, dico io; poi dentro la sala di imbarco mi viene sete, mi guardo intorno e trovo ben due bar dove acquistarla nuovamente.
    Con la mia nuova bottiglietta in mano mi avvicino all'addetto alla sicurezza, stavolta dalla parte giusta della barricata, e chiedo spiegazioni.
     L'addetto cortesemente risponde che qualcuno potrebbe introdurre nelle bottiglie un certo tipo di esplosivo liquido, trasparente, inodore e insapore. Le bottigliette vendute dentro la sala d'imbarco, invece, vengono controllate una per una dalla polizia aeroportuale.
     Come si faccia a verificare le proprietà esplosive o dissetanti di un liquido trasparente, inodore e insapore senza aprire la bottiglietta, che ovviamente viene venduta sigillata e integra, non ho avuto il coraggio di chiedere.
     Va da sé che l'unica certezza possibile deriva dall'acquistare le confezioni di acqua in stock immesse sul mercato, dal momento che nessuno sa in anticipo chi sarà il compratore.
     Ma non mi è parsa una buona idea quella di mostrarsi intelligenti pure davanti alle persone armate...


    P. Odifreddi, Perchè non possiamo dirci cristiani e meno che mai cattolici, Longanesi.
 "Il Concordato di Worms del 1122, ratificato l'anno dopo dal Primo Concilio Lateranense, divenne il primo dei tanti concordati che la Chiesa in seguito stipulò coi potenti della terra: nel 1801 con Napoleone, nel 1855 con Francesco Giuseppe in Austria, nel 1929 con Benito Mussolini, nel 1933 con Hitler, nel 1940 con Salazar in Portogallo e nel 1953 con Franco in Spagna."

Mitilene è passata di qui alle 19:06


giovedì, 14 febbraio 2008

   Mi sono iscritta ad aNobii, perchè mi piace di una comunità che si costituisce intorno ai libri che legge.
   Ho calcolato che senza mettermici di impegno, inserendo uno scaffalino ogni tanto, dovrei riuscire a caricare tutti i libri che ho in casa in qualche mesetto; e per rendermi la cosa più interessante (digitare codici a barre è una noia mortale), mi sono inventata un giochetto che propongo anche ad altri.
   Si tratta di riassumere l'intero libro in una o poche frasi, tratte dal libro stesso; trovare una citazione-bonsai che renda esattamente il senso del tutto, una mini recensione che renda onore al talento dello scrittore e del lettore contemporaneamente.
    Se volete, consideratela come una variante del romanzo in sei parole.
    Quella di cui vado più orgogliosa per adesso è tratta da Piccoli suicidi fra amici, di A. Paasilinna (ed. Iperborea): "Erano a 300 metri di altezza sul livello del mare. Per ora."
    E' divertente; provate anche voi.

Mitilene è passata di qui alle 09:03


mercoledì, 31 ottobre 2007

   Dunque, io ci ho provato.
   Ho preso in mano 'sto libro di Crepet che mi son trovata in adozione e quando siamo arrivati alla finestra di approfondimento sull'omosessualità, ho fatto del mio meglio, ho smontato scemenze, ho presentato obiezioni, ho motivato critiche. Insomma, tutto quello che avevo già detto e scritto qui.
   Potete immaginare come io abbia preso seriamente l'argomento; due lezioni e un'altra ora di dibattito.
   Poi li ho lasciati soli a casa col libro in mano, e questo è il risultato della verifica: 

   Domanda n.13:   In che modo l'OMS considera l'omosessualità?
   Risposta esatta: Non è più considerata una malattia mentale. Cancellata dal numero delle patologie nel 1990, si ritiene oggi che sia un orientamento sessuale alternativo.
  
    Risposte loro:

   "Viene considerata come una femminilizzazione nel parlare e nel vestire"
   "E' la trasgressione del nostro sesso"
   "E' quando un uomo inizia ad avere comportamenti da donna"
   "Non è una malattia mentale, ma solo un disturbo psicologico"
   "E' una patologia"
   "Per gli uomini è l'acquisizione di caratteri femminili e per le donne è quando prendono decisioni"
   "Quando un uomo tiene di più a se stesso, si cura di più e si lava di più viene definito omosessuale"

   Sarà che il libro è poco chiaro?   
   Certo, competere col cachemire dei talk show è dura; ma io ci ho provato, ho fatto del mio meglio.
   Giuro.

Mitilene è passata di qui alle 19:40


martedì, 25 settembre 2007

   La signorina della parrocchia, quella che ci faceva catechismo, avrà avuto una ventina di anni o giù di lì.
   Insomma, era una grande grandissima, di quelle che guidano la macchina e vanno all'università, mentre io ero una bimba seduta su una sedia di legno scomodissima, in cerchio con altri bimbetti che non portavano mai i compiti per casa.
   Perchè ci lasciava i compiti per casa, la signorina.
   Avevamo il nostro quaderno del catechismo coi dieci comandamenti, i sette peccati capitali, le virtù cardinali e pure quelle teologali che non mi ricordo quante sono (mi ricordo solo che recitavamo a memoria la sequenza fedesperanzaecarità, che non possono essere cardinali perchè secondo me quelle sono quattro come i punti; forse sono teologali, ma non ci giurerei).
   Comunque, a parte la teoria, c'erano le domandine a cui nessuno rispondeva mai per iscritto perchè scocciava a tutti; sicchè la signorina si era rassegnata all'improvvisazione orale.
   "Cosa vuol dire avere Gesù accanto?", mi chiese una volta a bruciapelo.
   Di solito interrogava gli altri, che chiacchieravano e facevano casino. Quel giorno invece no, indicò proprio me che stavo defilata nel mio angolino, timidissima.
   E io, tutta rossa e imbarazzata, risposi con un fil di voce: non lo so.
   Intendevo dire nel senso di non aver mai provato una tale beatitudine, ma la signorina parve rattristata e non per la mia mancanza di estasi. Infatti, scosse la testa con tono di rimprovero: "Ma come, non lo sai!"
   Io allargai le braccia, con un gesto che mi sembrava eloquente; avrei dovuto aggiungere, mi rendo conto, che avere Gesù accanto dev'essere una sensazione mica da poco e che io, purtroppo mi spiace no, mai provato niente di simile.
   Ma avevo otto anni ed ero una bimba piccola e timida su una sedia scomoda, quindi non dissi nulla ed incassai in silenzio la risposta esatta che mi dettava.
   "Vuol dire: essere buoni, ubbidire alla mamma e fare sempre i compiti".
   Fu quella la prima volta in cui capii che fra me e la chiesa cattolica non poteva esserci feeling; a dirla tutta, nemmeno fra me e Dio, finchè continuava ad avvalersi di gente così scema.
   Poi, al liceo, quand'eravamo un branco di ragazzini meno timidi su sedie sempre scomode, la nostra insegnante di lettere -molto credente e devota- ci spiazzò tutti con una osservazione intelligente: avete mai pensato, ci disse, che in mancanza di controprove certe anche non credere in Dio è un atto di fede? 
   Il manuale del piccolo ateo mi lascia perplessa. L'idea non è male, ma certi accenti non mi piacciono ("Se nasciamo in ospedale, c’è sempre una perfida suora che ci preleva dalla culla e ci porta dal prete a battezzarci!"), troppo livore, troppa superficialità nel liquidare cose complesse che ognuno dovrebbe, casomai, scoprire da sé quand'è il momento. 

Mitilene è passata di qui alle 22:18


martedì, 18 settembre 2007

   Io sono sempre stato molto paziente con la mia umana, dico davvero; e ho anche leggiucchiato il saggio sui Simpson e la filosofia da sopra la sua spalla.
   Ma se non la pianta di tenermi a pancia in su contro il soffitto della mezza mansardina, cantando "Spiderpork-spiderpork-il soffitto tu mi sporc!", giuro che stavolta chiamo la protezione animali.


   The Simpson, il film che ti tiene col fiato sospeso lungo i titoli di coda
   Irwin, Conard, Skoble - I Simpson e la filosofia - Isbn edizioni

Mitilene è passata di qui alle 18:22


martedì, 04 settembre 2007

   Mettiamo caso che io sia una famosa psicologa opinionista della tv, che decide di scrivere un manuale scolastico; e mettiamo caso che in tale manuale io affermi che l'incremento dell'omosessualità femminile è certamente determinato dalla paura dell'aids, che impedisce alle ragazzine di vivere un'eterosessualità libera e serena.
   Ci siete? Bene. Adesso immaginate che tale testo capiti in mano ad un insegnante delle scuole superiori, un paolocrepet qualsiasi, che legge 'sta cosa, si indigna e mi scrive sottolineando le sue perplessità:
   1) in mancanza di un marchingegno contalesbiche, non si può parlare di incremento in termini operativi;
   2) a rigor di logica l'unica cosa che possiamo stimare è l'incremento di lesbiche disposte a rendersi visibili;
   3) che si parli di più di omosessualità, non vuol dire che ci siano più omosessuali rispetto a prima; solo che prima non se ne parlava e adesso sì;
   4) sarà mica che andiamo cercando spiegazioni arzigogolate per fenomeni che forse non esistono?
   5) da quale studio/osservazione si ricava la certezza che esista una correlazione fra lesbismo e paura dell'aids? Prego citare le fonti, che detto così pare una scemenza;
   6) oltretutto il rischio di contagio esiste anche fra donne e sarebbe bene fornire informazioni esatte su un libro di testo;
    Mettiamo il caso che io sia tanto sicura del fatto mio da liquidare il paolocrepet qualsiasi, dicendogli solo che un sacco di miei colleghi parlano di questa cosa da tempo, che lui non ha capito bene il senso della parola incremento e raccomandandogli di non far troppo male ai suoi alunni quest'anno.
     Mettiamo caso che il paolocrepet qualsiasi si intestardisca e scriva anche alla mia casa editrice, e il responsabile cerchi di ammorbidire le posizioni. Non si può certo fornire tutti i dati di cui si parla in una finestra di approfondimento, dice. E dunque, per mancanza di spazio, propone di venire incontro all'indignato paolocrepet qualsiasi proponendo di sostuire "certamente" con "forse".
    Il paolocrepet qualsiasi è un osso duro e non rinuncia: osserva che a questo punto sarebbe come scrivere che l'aumento di stupidità degli alunni deriva forse dall'uso massiccio del telefonino. Tutti i professori ne parlano da tempo; non si potrebbe pubblicarla come conclusione di uno studio di cui non forniamo i dati per mancanza di spazio?
   Il paolocrepet qualsiasi attende ancora una risposta in merito; ma che dite, avrà le sue ragioni nel sentirsi preso per i fondelli?

Mitilene è passata di qui alle 17:59


venerdì, 24 agosto 2007

   Sto leggiucchiando il testo di psicologia(*)che mi sono trovata in sorte quest'anno, adottato dal collega precedente e che sarà ripudiato da me appena possibile.
   Lasciamo perdere l'ipersemplificazione e la banalità, lasciamo stare il fatto che fin dove ho letto non c'è mai un accenno di domanda, uno spunto di riflessione, una criticità della disciplina in evidenza.
   La psicologia è.
   Esattamente come la si descrive qui.
   Senza obiezioni, problemi metodologici, meditazioni preliminari, sommativa di errori precedenti e pericolo di incappare in altri nuovi.
   Ma lasciamo perdere, dicevo: non è questo il peggio. Il peggio sta in una finestra di approfondimento sull'omosessualità, che sparpaglia luoghi comuni e stereotipi in mezzo ad un contesto che si vorrebbe politically correct: del tipo che gli uomini si femminilizzano, mostrando maggiore interesse per la cura di sé e i lavori domestici (laddove si sa che il maschio virile si sbraca puzzolente sul divano e reclama la cena) mentre le donne assumono comportamenti tipicamente mascolini come ricercare un ruolo attivo e decisionale, ambire a posizioni di comando sul lavoro e scegliere il proprio partner (una rivoluzione se si pensa che l'essenza della femminilità sta nell'accontentarsi di un lavoretto senza prospettive, farsi sposare dal primo rospo che ci si piglia e ubbidirgli ciecamente).
  Però non è questo il peggio, non ancora.
  Il peggio, esattamente localizzato sta qui a pagina 33, primo capoverso, dove si afferma testualmente che "un sensibile incremento [dell'omosessualità femminile] è stato certamente determinato dalla diffusione dell' Aids e dalla conseguente paura per molte ragazze di affrontare un' eterosessualità libera e serena".
  Certamente, per altro. Mai che ti venisse un dubbio.
  Lo sappiamo tutti, è intuitivo no, che coi tempi che corrono è meglio scegliere a tavolino di non avere rapporti eterosessuali. E che se per caso sei lesbica, ciò è dovuto in larga parte e certamente alla paura che ti vieta di affrontare un'eterosessualità libera e serena.
  MIca sei lesbica perchè sei lesbica e basta, ci mancherebbe.


(*) Paolo Crepet, Psicologia - Einaudi Scuola

Mitilene è passata di qui alle 16:17


martedì, 06 marzo 2007

   Tutto su mia nonna di Silvia Ballestra, edizioni Einaudi Stile Libero; gentilmente prestato dalla collega della poltrona accanto.
   Si segnalano in particolare il capitolo sulle abilità culinarie materne, la vicina personale milanese e la battuta "Filosofico, psicologico e psichiatrico. Psichiatrico, soprattutto" , che non si può capire senza prima aver seguito il filo del discorso.
   Godibilissimo, si legge d' un fiato durante qualsiasi collegio docenti. 
   La cosa peggiore è che il collegio docenti, di norma, dura molto di più della lettura medesima, sia pure scrupolosa ed attenta.

Mitilene è passata di qui alle 21:01


mercoledì, 26 luglio 2006

   Cara ***,
 Le scrivo dalla casa editrice *** in merito al suo manoscritto Con passo leggero di donna. Alcuni mesi fa abbiamo valutato la possibilità di pubblicarlo, il romanzo ci è piaciuto e ci ha interessato molto, come lei sa. Purtroppo recentemente abbiamo dovuto riflettere con più cautela sulla questione, e ci siamo accorti che si dovrebbe fare un lungo e impegnativo lavoro di editing. In questo particolare momento la nostra casa editrice non può permettersi di affrontare questo tipo di lavoro né può correre il rischio di pubblicare autori italiani ed esordienti, che in genere hanno minor successo degli stranieri.  
Ci dispiace moltissimo averle creato delle aspettative per non poterle poi soddisfare, non siamo soliti farlo. Speriamo davvero che lei comprenda anche la nostra posizione, dettata dalla grande difficoltà del momento. 
Con i migliori auguri,
La redazione ***

   Ma lo sa, signoramìa, che anche io sono stata una aspirante scrittrice una volta?
   Sissì, una che le avevano letto il manoscritto e le avevano detto che si poteva fare a pubblicarlo.
   Perché sa, signoramìa, io sono una che i libri li ama; leggerli soprattutto, che a scriverli mica riesce sempre bene.
   Certo che era tanto tempo fa, signoramìa; poi c’è stata la crisi dell’editoria italiana, se ci aggiunge pure la mancanza di ispirazione, lei capisce che.
   Comunque, io sono una che si tiene informata.
   No, niente riviste e caffè letterari; che io ci ho una intolleranza alla caffeina che non le dico, signoramìa, che pure il tiramisù a me lo devono fare con la cioccolata e il liquore, e poi le riviste mi si accumulerebbero in bagno fra gli interstizi del termosifone, che piuttosto di abbonarmi alle riviste, leggo direttamente i libri e faccio prima.
   E no che non li compro, signoramìa; io mica gioco per la squadra avversaria, tzè! Io non foraggio la concorrenza, giusto poi la volta che mi son detta: guarda come com’è carina questa piccola casa editrice che mi fa tanti complimenti e dice che le piaccio.
    Nonò, io guardo le copertine, annuso le pagine, leggiucchio passeggiando fra gli scaffali. E sa quante cose vedo, signoramìa?
   Che me lo spiega lei com’è che le grandi case editrici investono su giovani autori esordienti, senza nessuna garanzia sul risultato, con quel che costa? Non sarebbe meglio piuttosto ristampare i classici immortali e dedicarsi solo a quelli, signoramìa?
    Per dire, la Divina Commedia quanti secoli è che tira? Ecco, appunto.
    Massì che lo so come va il mondo, signoramìa. Che le grandi case editrici ci hanno baggett e marcheting a palate, spediscono i giovani autori in tivvù, articoli patinati e vai che crei il caso letterario. Ci hanno perfino i talentscaut, che passano la giornata a cazzeggiare (uhmiscusi, signoramìa!) leggendo i blog alla ricerca di nuova linfa.
   Le piccole case editrici, invece, 'sti gran soldi non ce li hanno e traducono. Importano autori stranieri di comprovata efficacia, nella speranza che gliene importi a qualcuno pure qui. E funziona, signoramìa, sapesse come funziona; che io mentre leggevo Il giorno dei soldi mi son tanto immedesimata nella storia che mi son messa a bere vodka peggio dei personaggi. Figuriamoci poi pagare un perdigiorno che giri per internet: nemmeno se lo sognano.
    E certo che ci ho pensato, signoramìa; ma col tempo che ci ho messo a familiarizzare con la tecnologia, ormai il blog ce l’hanno tutti e non fa più notizia.
    Che vuole che le dica, signoramìa; facciamo finta di niente, continuiamo a scrivere qui e altrove per piacere nostro e altrui, e chi s’è visto s’è visto.
    Solo una cosa però; mi permette, nevvero, signoramìa? Il mio manoscritto si intitola Con passo di donna leggero, non Con passo leggero di donna.
    Sì, lo so che non cambia niente, però.
    Vabbè, ora la smetto, signoramìa, non si preoccupi.
     Adesso mi passa.
     Non è solo la prima bottiglia di vino, signoramìa, è proprio l’unica che avevo in casa.
     Visto che non c’è da stare in apprensione, signoramìa?


Aleksej Slapovskij, Il giorno dei soldi - Ed. Voland

Mitilene è passata di qui alle 21:33


giovedì, 06 luglio 2006

   Lei, Delfina Unno Pastalunghi, riccona alla deriva si innamora in maniera del tutto sconsiderata e imprevista di Caterina, giovane sfigata e balbuziente.
   E questo è cosa non si direbbe per far combaciare i mondi:

   <<Era colpita dai molti begli oggetti di antiquariato e dai drappeggi e dagli arazzi e dai quadri del Longhi, del Canaletto, del Gatti, del Monet e, passando con i polpastrelli sull'impiallacciatura di un Luigi XIV Boulle, uno scrittoio con ribaltina e armadietti in ebano, intarsi in ottone e tartaruga, pomelli in avorio e rifilature in argento, ha esclamato: "Che bebella crecredenzina! E' di forfor...fòrmica, vero?">>, ed io ho risposto di sì.>>

   Aldo Busi, Vendita galline km2 - Edizioni Oscar Mondadori 

Mitilene è passata di qui alle 18:46


domenica, 18 giugno 2006

Premessa inevitabile
«Le ciù ne sont plus, monsieur»1
Lei se ne va. Oggi scatoloni, tra qualche giorno trasloco.
Rimane un’ Entitù Ciù sovraordinata, alla quale potremo far riferimento in caso di nostalgia; e per me un deposito dove smaltire la parte di quotidianità che avanza, tornando a vivere da sola.
Ma non sono triste. Davvero. Su, non fate quella faccia e per favore non riempite questo post di commenti accorati. Sto bene.
Ok, non ho detto benissimo; ho detto bene.
Bene si può ancora stare, no?
E poi ci sono anche delle belle cose. Per esempio, il post che segue racconta di belle giornate e belle persone. E, per inciso, illustra i motivi per cui non è il caso di provarci con me (ma forse questo non era il caso di sottolinearlo…)
 
Amiche e consulenti
«Uh, carina!»
«Ha una bella testa, sì.»
«Oh, certo. Guardate questa foto: il decolleté gliela valorizza molto.»
«No, davvero. Mi piace parlare con lei, tutto qui.»
«E dunque, questa è la tipa con cui ti apparti a telefonare da un po’?»
«Non mi apparto; vado nell’altra stanza per non disturbare.»
«Non c’è niente di male ad abbordare in chat; è l’essenza del mondo lesbico! Su, racconta!»
«Cosa, se non la conosco nemmeno?»
«Ma stai andando a conoscerla; ottima cosa.»
«Vive lontano.»
«L’ideale per un’avventura estiva»
«Macchè avventura estiva! Non sapete pensare ad altro, voi!»
«Che disastro che sei. Vai, viaggia, vedi posti nuovi, incontra gente interessante!»
«Non devo mica arruolarmi per il Vietnam!»
«Abbiamo capito: inizia a conoscerla e se son rose fioriranno. Va meglio, così?»
«Uhm, però è giovane…»
«Ma ha due belle teste! Cioè, una.»
«Per favore!»
«Tanto non lo ammetterà mai, danni dell’educazione. Parliamo di cose pratiche; hai già fatto acquisti per l’occasione?»
«Un libro di poesie di Patrizia Cavalli.»
«Poesie; e sia. Poi?»
«Ho cercato Lesbismo per tutti di Helen Heisembach, ma non l’ho più visto in giro»
«Prova a guardare da Tezenis!»
«Vende abbigliamento intimo, che c’entra coi libri?»
«Ma ci fai o ci sei?»
«Si può o no, fare un discorso serio con voi?!»
«Uh, misignùr! Ora imbastisce le solite menate sull’intelligenza e la sensibilità…»
«E il fatto che lei è già vecchia…»
«E che una così giovane non potrebbe provare interesse per lei…»
«E che in chat va anche bene, ma appena la vedono scappano tutte…»
«E poi quella storia assurda dei cartoni animati…»
«E che lei è un fumetto e non è credibile come essere umano…»
«Vabbè, noi ci rinunciamo. Fai tu; però non consigliare a nessuno la tua analista, che con un altro po’ di gente come te in giro, poi arriviamo alla paralisi!»
 
Codice segreto
«Allora, domani vai a conoscerla?»
«Sì, Ciù. Ho il treno a mezzogiorno circa.»
«E che avete organizzato?»
«Mah, non so. Arrivo per le otto di sera, aspetterò che finisca di lavorare e poi si vedrà.»
«Se farete sesso, me lo dirai vero?»
«Prima, durante o dopo
«Stupida! Sono la tua Ciù, ho il diritto di sapere com’è andata. Possiamo usare un frasario in codice, così mi tieni informata. Per esempio: Il lupo butta giù la casa dei Tre Porcellini con un soffio, vuol dire che hai fatto colpo; I Tre Porcellini si barricano nella casa di mattoni, vuol dire che non ce n’è; e Nonna Papera ha fatto la torta, vuol dire che…»
    «Kyrie Eleison!»

1 Bruce Chatwin, La via dei Canti, Ed. Adelphi

 

Mitilene è passata di qui alle 11:56


sabato, 06 maggio 2006

   Terzo giorno di Salone del Libro, i primi due li ho persi; avevo altro da fare al pomerggio, sono uscita tardi da scuola, ero stanca e non avevo vogli a di andare.
   Oggi, in una mattinata ho visitato solo una sala e mezzo, preso un pò di cataloghi, mi son guardata in giro distrattamente e alla fine ho deciso di tornare a casa a riposarmi, perchè comunque non sarei riuscita a godermi gli stand più di tanto.
   Giusto per farvi un paragone, qualche anno fa sono andata al Salone del Libro appena dimessa dall'ospedale, imbottita di Toradol, ancora coi punti dell'inervento e trascinandomi il borsone pieno zeppo di acquisti per mezza giornata abbondante.
   Sto invecchiando, lo sento.
   Perdo smalto, perdo quota, non ho più l'entusiasmo di un tempo.
   E io che mi illudevo che il primo sintomo di vecchiaia fosse la presbiopia.
   Altrochè; spendere meno in libri che in occhiali, questo è l'inizio della vecchiaia!

Mitilene è passata di qui alle 13:10


mercoledì, 03 maggio 2006

Quest’anno si paga. L’ingresso al Salone del Libro per i docenti non è più gratuito; certo è a prezzo ridottissimo (cinque euro o dieci per tutti i giorni) e l’ultimo giorno si entra gratis.
     Però.
È evidente che l’editoria stia vivendo una crisi profondissima, costantemente annunciata da Mondo Scuola che ad ogni prossimità di Fiera del Libro dedica la prima pagina alla solita vecchia storia: gli adolescenti non leggono più, hanno perso interesse per i libri, non gli passa per l’anticamera di comprarne e la scuola non sembra avere gli strumenti per invertire la tendenza.
«Spesso i testi che ci propongono a scuola sono pesanti e lenti da "digerire", a volte complicati e non facili da capire», osserva uno studente diciannovenne.
«Odio Manzoni, Petrarca, Boccaccio e tutti quegli autori che invece di farti amare la lettura te la fanno odiare», rincara la quindicenne intervistata.
«Se devo scegliere un genere letterario lo scelgo facile da comprendere e con un linguaggio giovane vicino al modo in cui si esprimono i miei coetanei», suggerisce il diciottenne che sa quel che vuole.
Per farla breve, la soluzione ci sarebbe: proporre libri giovani, leggeri, divertenti e coinvolgenti, storie in cui i ragazzi di oggi possano rispecchiarsi.
    
«I miei autori preferiti sono Stefano Benni e Stephen King», ci informa la diciottenne Giulia.
Ma qualsiasi altro alunno potrebbe aggiungere i suoi beneamini: Harry Potter, per esempio.
Tutti libri che stanno in cima alle classifiche perché si leggono facilmente, e così si che la scuola farebbe amare la letteratura agli alunni.
Siete avvisati; il primo che annuisce, lo stronco.
   
A me pare che ci sia una gran confusione a monte: Stephen King e Joanne Rowling venderanno pure un sacco di copie, ma non fanno letteratura.
Così come sarebbe impensabile leggere Dante e Boccaccio la sera prima di andare a dormire; infatti c’è un motivo preciso per cui l’ultimo romanzo di Alessandro Manzoni non compare fra i best sellers. Questi sono classici, non lettura d’evasione, e si studiano a scuola perché hanno segnato la storia della letteratura italiana.
Che poi, ‘sta cosa che a scuola si studia sembra destare sempre grande sorpresa negli studenti.
Fate bene a leggere i vostri autori preferiti nel tempo libero; benone, benissimo, anche di più. Ma il compito della scuola è un altro: elevare il livello culturale dei giovani, proporre testi difficili su cui riflettere, pieni zeppi di paroloni nuovi da imparare, guidarli passo passo verso la complessità del pensiero umano.
Questo fa la scuola, non essere una cassa di risonanza per l’ignoranza dilagante, la banalità e la superficialità.
   
Ben vengano i testi pesanti e lenti da digerire; siete giovani, avete anni davanti e stomaci buoni. E se non son facili da capire, i libri che vi proponiamo, tanto meglio; ci impiegherete il tempo che bisogna e così sia.
In sottofondo Il Battito, di Ivano Fossati da L'arcangelo
   

Mitilene è passata di qui alle 17:13


giovedì, 09 febbraio 2006

«I torinesi fremono in attesa della metropolitana, destinata ad essere inaugurata ad appena 152 anni di distanza rispetto a quella di Londra; e soprattutto aspettando le prossime Olimpiadi Invernali del 2006, anche perché da almeno un paio di decenni a questa parte a Torino nevica notoriamente pochissimo»1
     Domani si comincia, cerimonia di apertura delle XX Olimpiadi Invernali; la fiaccola è già entrata in città, mentre la gente che detesta il caos ha già provveduto ad uscirne. Io cercherò di svicolare verso fine mese.
Ieri mattina la fiaccola è passata davanti scuola, portata a passo di jogging da una tedofora improbabile almeno quanto me; però più anziana.
Che quasi quasi, a saperlo, facevo domanda anch’io. Ma ci pensate?
L’emozione di correre i 500 metri più acclamati della vostra vita, portando il fuoco che Prometeo rubò agli Dei per donarlo agli umani.
E magari, addirittura, accendere il braciere olimpico, col mondo che ti guarda.
Io, che ho già i miei problemi col fornello a gas e i cerini…
 
1Giuseppe Culicchia, Torino è casa mia, Ed. Laterza

Mitilene è passata di qui alle 18:29


mercoledì, 04 gennaio 2006

   In questo periodo di Harrypotter (ma anche, se non recentissimo, di fumetti Marvel trasposti sul grande schermo), non si contano le dispute fra i puristi della carta stampata e i sostenitori dell'effetto speciale cinematografico.
   Meglio il libro o il film? Le parti eliminate dai romanzi vengono compensate degnamente dal miracoloso realismo della grafica 3D? Boh.
   A me dispiace che nei tre episodi de Il Signore degli Anelli non abbiano trovato posto per Tom Bombadil, tanto per dire.
   I film sono un modo per far conoscere romanzi da centinaia di pagine che pochi leggerebbero, o per invogliare i giovani a leggere poi anche il libro; e questo si capisce.
   Un po’ meno capisco il passaggio contrario: da film a libro. Perché uno dovrebbe leggere il libro tratto da un film che ha appena visto?
   Merchandising, rispondono gli esperti; sfruttare il filone d’oro con libri-diari-quaderni-pupazzetti.
   Poi c’è il caso di quando tutto si avvoltola su se stesso e va in corto; tipo Via col Vento.
   Che era un libro, prima di diventare film; solo che ad un certo punto gli eredi di Margaret  Mitchell, vedendosi scadere i diritti d’autore, hanno dato incarico a destra e a manca perché si lavorasse al seguito.
   Al seguito del romanzo e poi del film, o era prima il film e poi il romanzo, oppure tutti e due contemporaneamente. Chissà.
   Però in tv non si parlava d’altro e c’era pure una trasmissione apposta per fare i provini agli aspiranti attori.
   Allora era un film.
   Ma no, c’era anche il romanzo dietro. Il romanzo per i diritti d’autore, il film per vendere il romanzo. Una cosa così, mi pare.
   Oppure era una produzione televisiva?
   Ma lo zero assoluto sulla questione si poteva raggiungere solo in casa delle Ciù: la volta in cui una coppia di conoscenti venne a trovarci e c’era giusto Cent’anni di solitudine in vista sullo scaffale.
   «Scommetto che non hai letto nemmeno questo libro», fa lei al marito.
   «Di che parla?», chiede lui.
   E lei, guardandoci con sufficienza, risponde: «Eh, come faccio a raccontartelo se neanche hai visto il film!»

Mitilene è passata di qui alle 17:03


venerdì, 18 novembre 2005

Robert Oxnam è un famoso sinologo americano, che fino agli anni novanta era considerato il massimo esperto di questioni orientali.  Durante gli scontri in Piazza Tienanmen, era lui a spiegare agli americani il senso di ciò che succedeva. Il presidente Bush Senior lo consultava spesso e lo aveva scelto come consigliere in merito alle faccende cinesi. Ebbene, quest’uomo ha da poco scritto un libro autobiografico insieme a quattro delle sue undici personalità multiple.
Lo so che la battuta è fin troppo scontata, ma a me viene un certo sospetto

Mitilene è passata di qui alle 12:42


venerdì, 14 ottobre 2005

In Coscine di pollo1 una ambiziosa pittrice in cerca di celebrità spiega al marito, operaio saldatore e sempliciotto, che l’arte è creare qualcosa che non esiste ma che vorresti esistesse.
   Alla fine sarà il marito sempliciotto a diventare un artista di fama mondiale (lei, invece, nisba); per cui, nel dubbio, ci provo anch’io.
   Il fotoritocco non è per niente mestiere mio, ma mi diverte l’idea… 

   1Tom Robbins, Ed. Baldini e Castoldi. Assolutamente da leggere, per molte ragioni e per non dimenticare che tutti abbiamo soggiornato nella stanza con la carta da parati di mamma lupa.

Mitilene è passata di qui alle 14:11


venerdì, 12 agosto 2005

   È andata così; che in maggio dell’anno passato ero alla Fiera del Libro e lei, la bozza, è venuta con me.
Ci siamo dirette verso lo stand della casa editrice di una delle mie scrittrici preferite, dove ho fatto incetta di libri; come pure in tutti gli altri stand.
   Ma lì si pubblicava la mia scrittrice preferita, appunto.
Va da sé che lei, la bozza, si è consegnata spontaneamente fra le mani dell’editrice in persona, la quale (forse in virtù dei soldi che le avevo lasciato poco prima) ha preso la faccenda molto sul serio.
   Insomma, qualche mese dopo arriva la prima mail di una gentile signora: possiamo pubblicare la sua bozza, mi dice.
    Roba da non crederci.
   La casa editrice in questione ha pubblicato anche qualcosa di Gogol’ e Pessoa. Come quasi tutte le case editrici, del resto; solo che ‘sti due sono più famosi della mia scrittrice preferita.
   Abbraccio la Ciù e glielo racconto: pubblicherò per la stessa casa editrice di Gogol’ e Pessoa!
   C’è da buttare la spazzatura quando esci, mi ricorda lei.
   Spazzatura, dico io, come se Gogol’ e Pessoa buttassero la spazzatura!
   No, la tenevano in casa; è per questo che sono diventati famosi. Risponde lei, assai pacata.

   Il libro, ovviamente, si dovrebbe intitolare: Con passo di donna leggero.
Inutile sottolineare che questo blog è una spudorata operazione di marketing.
   Speriamo solo che funzioni.

Mitilene è passata di qui alle 19:17


giovedì, 11 agosto 2005

Parte Prima
Era una notte buia e tempestosa. A un tratto echeggiò uno sparo! Una porta sbatté. La ragazza lanciò un grido. Improvvisamente, apparve all'orizzonte una nave pirata. Mentre milioni di persone morivano di fame, il re viveva nel lusso. Intanto, in una piccola fattoria del Kansas, cresceva un ragazzo.
Parte Seconda
Cadeva una neve leggera, e la fanciulla con lo scialle a brandelli non aveva venduto una violetta in tutto il giorno. In quel preciso momento, un giovane interno all'Ospedale Civico stava facendo una importante scoperta. La misteriosa paziente della stanza 213 si era finalmente svegliata. Emise un debole lamento. Era possibile che si trattasse della sorella del ragazzo del Kansas che amava la fanciulla con lo scialle a brandelli che era la figlia della ragazza che era sfuggita ai pirati?
L'interno aggrottò la fronte.
"Avanti!" gridò il capo-mandria, e quarantamila capi di bestiame scesero rombando sul piccolo accampamento. I due uomini rotolarono a terra dibattendosi fra gli zoccoli micidiali. Un sinistro e un destro. Un sinistro. Ancora un sinistro e un destro. Un uppercut alla mascella. La lotta era finita. E così il ranch fu salvo. Il giovane interno sedeva solo in un angolo del caffè. Aveva imparato la medicina, ma, ciò che è più importante, aveva imparato qualcosa sulla vita.
 
  Il Romanzo Breve più famoso della letteratura dimostra in modo inequivocabile che Snoopy ha inventato il concetto di blogging molto prima di noi. E meno male; così anch’io posso scrivere quel che mi aggrada nell’ordine sparso e fluttuante che mi è congeniale.
  Con passo di donna leggero (parte seconda) comincia qui.
Buona lettura e ci si rivede in giro per il web.
 
PS: quando Charlie Brown chiese: “E il re che c’entra?”, si beccò la macchina per scrivere in testa.

Mitilene è passata di qui alle 01:08

 
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